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    7/23/2009

    Tettonica delle placche (mentali)

     

          

    Quando hai trovato un contenitore all'angoscia della tua solitudine, può succedere che un giorno, d'un tratto, ti accorgi che quel contenitore ha un foro. Si tratta di un foro piccolo, però, e tu valuti che, anche se il tuo contenitore non è più a tenuta stagno, non vale la pena di prendere precauzioni, puoi permettere che alcuni dei tuoi fluidi mentali escano. Riesci a sopportarne la perdita. La tettonica a placche del tuo cervello, infondo, provoca eruzioni e la lava celebrale ed emotiva che fuoriesce è bollente: era impossibile che, prima o poi, non creasse una falla.

    Passano i giorni. Gli eventi precipitano, respiri a fatica, i gas provocati dalla tettonica a zolle escono dalla materia grigia che alimenta i tuoi labirinti mentali. Soffocare, non è la parola giusta ma è la prima che mi viene in mente. I fori, intanto, si moltiplicano.

    A questo punto, devo, per motivi evidenti, premettere alcuni fatti che hanno preceduto la venuta del foro nel tuo contenitore. Succede che la tettonica non produca solo falle, e dal nulla, un giorno di qualche tempo fa, sotto i fumi di una enorme esplosione sottomarina, sia apparsa un'isola, nuova. Il punto caldo dei tuoi sentimenti. La tettonica constuens, pensi.

    L'isola, inizialmente deserta, con il tempo si popola. Sentimenti, emozioni, relazioni, percezioni, sensazioni, parole. Resta deserta di una cosa però, dei fatti. Così le parole, rimangono suoni. Significanti senza significati. E ad un tratto ti accorgi che l'isola, ontologicamente parlando, non c'è.

    Ed eccoci al foro. Il foro del tuo contenitore è l'isola ritornata negli abissi. La tettonica ha dato vita ad un terremoto nelle profondità della tua mente a cui ha fatto seguito uno tsunami neurale che si è mangiato l'isola e ha creato il primo foro nella crosta celeste della tua vita celebrale. La tettonica destruens, appunto.

    La zolla più densa della fiducia, per subduzione, scivola sotto a quella del terrore. Si crea dunque, una bella fossa oceanica in cui nascondere tutte le tue paure e un'imponente catena montuosa che non lascia passare nessuna nube. Certo, il tuo territorio mentale è desertico ma, di contro, alla mancanza di parole segue la tranquillizzante mancanza di fatti. Un ordine ritrovato.

    Secondo la teoria della deriva dei contenitori questi si muoverebbero l'uno rispetto all'altro. Il mio più che muoversi, rischia di affondare: è pieno di fori!

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